Deficit energetico relativo nello sport (RED-S) e bassa disponibilità energetica (LEA): effetti sul metabolismo basale e sulla salute ossea negli atleti
La bassa disponibilità energetica (in inglese low energy availability, LEA) rappresenta oggi uno dei fattori di rischio più rilevanti per la salute e la prestazione degli atleti. Si verifica quando l'apporto energetico alimentare non è sufficiente a coprire sia il dispendio legato all'attività fisica sia i fabbisogni delle funzioni fisiologiche essenziali. Le conseguenze della LEA sono racchiuse nel concetto di deficit energetico relativo nello sport (RED-S, Relative Energy Deficiency in Sport), una condizione che comprende un ampio spettro di alterazioni della salute e della performance e che coinvolge sia le atlete sia gli atleti maschi.
Tra gli esiti più preoccupanti di una LEA protratta si annoverano le alterazioni del metabolismo osseo e la riduzione della densità minerale ossea (BMD). Questi effetti sono particolarmente pronunciati nelle discipline ad alto dispendio energetico, come gli sport di resistenza e quelli estetici. Le adattamenti ormonali e metabolici — tra cui la riduzione del metabolismo basale a riposo (RMR), bassi livelli di triiodotironina (T3) e di leptina — possono precedere i segni clinici conclamati, mentre la riduzione della BMD e l'aumento del rischio di fratture da stress emergono spesso come conseguenze a lungo termine del deficit energetico persistente.
Il metabolismo basale a riposo come indicatore di deficit energetico
Il metabolismo basale a riposo (RMR) rappresenta la quota di energia necessaria per il mantenimento delle funzioni fisiologiche di base in condizioni di riposo e costituisce la componente principale del dispendio energetico giornaliero, pari a circa il 50-70%. Negli atleti, la misurazione del RMR può rappresentare uno strumento importante per identificare stati di bassa disponibilità energetica. La diminuzione del RMR è infatti un tipico adattamento fisiologico alla restrizione energetica prolungata e può segnalare la presenza di LEA ancora prima che compaiano segni clinici quali disturbi mestruali o riduzioni della densità minerale ossea.
Le risposte ormonali al deficit energetico comprendono tipicamente la riduzione di T3, leptina e insulina. Al contrario, i livelli di ormone della crescita (GH) possono risultare elevati, mentre quelli del fattore di crescita insulino-simile 1(IGF-1) sono generalmente soppressi, con potenziali ripercussioni non solo sul metabolismo ma anche sul tessuto osseo e sulla capacità di recupero.
Adattamenti metabolici a breve e lungo termine
Un deficit energetico a breve termine (inferiore a 14 giorni) provoca tipicamente una riduzione lieve e reversibile del RMR, che tende a normalizzarsi una volta ripristinata la disponibilità energetica. Questa fase è accompagnata da rapidi adattamenti ormonali, in particolare la riduzione dei livelli di leptina e T3, indicativi di una downregolazione acuta dell'attività metabolica finalizzata alla conservazione delle riserve energetiche.
Un deficit energetico cronico (superiore a 14 giorni) determina invece riduzioni più marcate e persistenti del RMR, accompagnate da cali significativi e prolungati di T3, leptina e IGF-1. Queste alterazioni ormonali possono avere conseguenze più gravi sulla salute, tra cui compromissione della densità minerale ossea, riduzione della massa muscolare e alterazione della funzione immunitaria.
Un surplus energetico a breve termine aumenta il RMR grazie all'innalzamento dei livelli di insulina e leptina, con un modesto incremento di T3, migliorando il dispendio energetico. Un surplus energetico prolungato, se accompagnato da attività fisica adeguata, può promuovere l'aumento della massa magra e incrementare ulteriormente il RMR. Questo effetto si osserva generalmente quando la disponibilità energetica supera 45 kcal/kg di massa magra al giorno. Tuttavia, un surplus cronico in assenza di un carico fisico adeguato può portare ad un aumento indesiderato della massa grassa.
Il rapporto RMR: equazioni predittive e soglie cliniche
Le riduzioni del RMR dovute alla LEA cronica sono spesso più marcate di quanto ci si aspetterebbe in base alle sole variazioni di peso corporeo o composizione corporea. Per questo motivo si utilizzano comunemente le equazioni predittive per stimare il RMR atteso e valutare le deviazioni rispetto ai valori misurati. Formule ampiamente diffuse, come quelle di Harris-Benedict o di Mifflin-St Jeor, possono sottostimare il RMR effettivo nelle popolazioni atletiche, poiché non tengono conto della maggiore proporzione di massa magra (FFM), metabolicamente più attiva. È pertanto raccomandato l'impiego di equazioni predittive che incorporino direttamente la FFM.
Un concetto fondamentale per la valutazione delle conseguenze metaboliche della LEA è il rapporto RMR, definito come il rapporto tra RMR misurato e RMR predetto. Un rapporto RMR inferiore a 0,90 indica che il metabolismo misurato è significativamente più basso di quello atteso e può servire come marcatore utile per identificare gli atleti a rischio di deficit energetico cronico e delle relative conseguenze sulla salute.
Gli effetti della bassa disponibilità energetica sulla salute ossea
Il tessuto osseo è un organo dinamico che si rimodella continuamente attraverso l'attività coordinata di osteoblasti(formazione ossea) e osteoclasti (riassorbimento osseo). L'equilibrio tra questi processi è fondamentale per il mantenimento della salute ossea, e una ridotta disponibilità energetica lo altera profondamente, principalmente attraverso modifiche della regolazione endocrina.
La LEA determina una diminuzione dei livelli di ormoni chiave coinvolti nel metabolismo osseo, in particolare estrogeni, IGF-1 e leptina, con un contemporaneo aumento dei livelli di cortisolo. Gli estrogeni svolgono un ruolo centrale nella preservazione ossea: la loro carenza, conseguente alla disruzione dell'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi indotta dalla LEA, aumenta l'attività osteoclastica e riduce quella osteoblastica, accelerando così la perdita di massa ossea.
L'IGF-1 è un potente stimolatore della funzione osteoblastica. Studi su modelli animali hanno dimostrato che la restrizione alimentare riduce significativamente i livelli sierici di IGF-1 e causa perdita di osso corticale. La leptina, secreta dal tessuto adiposo, è coinvolta nella regolazione centrale del bilancio energetico: bassi livelli di leptina in condizioni di deficit energetico non solo sopprimono la spesa energetica a riposo, ma influenzano anche il metabolismo osseo inibendo l'attività osteoblastica. Il cortisolo, quando cronicamente elevato a causa di stress fisico o energetico, stimola il riassorbimento osseo potenziando l'attività osteoclastica e sopprimendo la formazione di matrice ossea.
Il ruolo della vitamina D e del paratormone
La LEA influenza il metabolismo osseo anche attraverso la modulazione dello stato della vitamina D e della sua interazione con altri fattori ossei. La vitamina D svolge un ruolo cruciale nell'omeostasi del calcio e nel metabolismo osseo: la sua carenza è associata ad un aumentato rischio di fratture da stress e osteoporosi, non solo nell'anziano ma anche nei giovani atleti. Una revisione del 2021 raccomanda di mantenere livelli sierici di vitamina D superiori a 32 ng/ml (senza superare il range di normalità), unitamente ad un adeguato apporto di calcio, per ridurre l'impatto scheletrico della LEA negli atleti maschi ipogonadici con bassa BMD.
Il paratormone (PTH) è inversamente influenzato dallo stato della vitamina D: una carenza di vitamina D determina un aumento del PTH, che a sua volta può potenziare il riassorbimento osseo e peggiorare la microarchitettura ossea. Livelli sufficienti di vitamina D contribuiscono quindi a prevenire la perdita ossea.
Valutazione della densità minerale ossea
La BMD viene comunemente valutata mediante assorbimetria a raggi X a doppia energia (DXA), che consente sia la valutazione della BMD totale sia l'analisi separata dei compartimenti di osso trabecolare e corticale. Recentemente è emersa la tecnologia 3D-DXA, che offre una valutazione più dettagliata della microarchitettura ossea, un aspetto particolarmente importante poiché la sola BMD potrebbe non riflettere pienamente l'effettiva resistenza dell'osso.
La BMD viene tipicamente misurata in sedi anatomiche standardizzate: la densità ossea totale (TBMD), la densità degli arti inferiori (LBMD), soggetti al maggior carico meccanico, e la densità del rachide lombare (LSBMD), spesso sensibile ai cambiamenti nella disponibilità energetica e nello stato ormonale. Per la valutazione si utilizzano i T-score (confronto con una popolazione giovane sana) e i Z-score (confronto con una popolazione di pari età). Negli atleti, in particolare nelle discipline ad alto impatto, i valori standard di BMD sono spesso elevati rispetto alla popolazione generale: uno Z-score inferiore a -1,0 è già considerato indicativo di una salute ossea compromessa.
Evidenze sul rapporto tra LEA e metabolismo basale
La gravità del deficit energetico viene spesso valutata attraverso il rapporto RMR, con un valore inferiore a 0,90 che indica un adattamento metabolico significativo. Le evidenze raccolte dalla letteratura scientifica mostrano un quadro coerente e articolato.
Melin e collaboratori, in uno studio osservazionale su atlete di resistenza, hanno identificato un rapporto RMR significativamente ridotto (0,87±0,06) nel gruppo con bassa disponibilità energetica (19,1 kcal/kg FFM/giorno), con una riduzione statisticamente significativa (p=0,047). Anche una disponibilità energetica subottimale (38,5 kcal/kg FFM/giorno) era associata a una tendenza alla riduzione del rapporto RMR (0,87±0,07; p=0,08), mentre una disponibilità ottimale (51,7 kcal/kg FFM/giorno) si accompagnava a un rapporto normale (0,93±0,07). Questi dati suggeriscono che gli adattamenti metabolici possono verificarsi già con riduzioni lievi della disponibilità energetica e peggiorare con l'approfondirsi del deficit.
Risultati analoghi emergono dallo studio controllato randomizzato di Oxfeldt e collaboratori, in cui una significativa riduzione del metabolismo basale e della concentrazione di T3 è stata osservata quando la disponibilità energetica era ridotta a 25 kcal/kg FFM/giorno, mentre una disponibilità ottimale di 50 kcal/kg FFM/giorno non produceva variazioni significative.
Staal e collaboratori hanno riportato un rapporto RMR significativamente ridotto (inferiore a 0,90) in ballerini con bassa disponibilità energetica (inferiore a 30 kcal/kg FFM/giorno), mentre gli atleti con maggiore disponibilità energetica mantenevano il RMR entro limiti normali. In uno studio trasversale, Torstveit e collaboratori hanno riscontrato un rapporto RMR medio marcatamente ridotto (0,86±0,07) in atleti maschi di resistenza, con il 72% degli atleti che presentava un rapporto ≤0,90, evidenziando l'alta prevalenza di adattamenti metabolici indotti dalla LEA prolungata anche negli uomini.
Anche i metodi basati su questionari di screening hanno dimostrato una considerevole sensibilità nel rilevare la riduzione del RMR. Moris e collaboratori, in uno studio su atleti universitari di varie discipline (pallacanestro, golf, calcio, lotta e corsa campestre), hanno riportato una prevalenza di rapporto RMR ridotto (≤0,90) compresa tra il 40% e il 75% a seconda dello sport. Uriegas e collaboratori, utilizzando il questionario EDE-QS, hanno identificato una prevalenza del 60% di RMR ridotto tra atlete universitarie, indicando un forte legame tra disponibilità energetica, comportamenti alimentari disturbati e adattamenti metabolici.
Evidenze sul rapporto tra LEA e densità minerale ossea
Sport di resistenza
Le evidenze più solide sugli effetti negativi della LEA sulla BMD provengono dagli sport di resistenza. Heikura e collaboratori hanno dimostrato valori di BMD significativamente più bassi (1,164±0,041 g/cm²; p<0,05) in atlete di resistenza con amenorrea (EA: 32±12 kcal/kg FFM/giorno), rispetto alle controparti eumenorroiche (EA: 35±9 kcal/kg FFM/giorno; BMD: 1,222±0,076 g/cm²). Lo Z-score nel gruppo amenorroico era significativamente più basso (-0,3±0,9; p<0,05), suggerendo che anche una riduzione moderata della disponibilità energetica può avere effetti clinicamente rilevanti sulla salute ossea. Una maggiore incidenza di lesioni ossee è stata osservata in questo sottogruppo. Tra gli atleti maschi, tuttavia, non sono emerse differenze significative nella BMD tra quelli con livelli ridotti di testosterone e quelli con livelli normali, nonostante valori simili di disponibilità energetica, suggerendo un potenziale ruolo protettivo del testosterone nel metabolismo osseo in condizioni di LEA.
Gama e collaboratori hanno indicato che le triatleti di lunga distanza con EA inferiore a 45 kcal/kg FFM/giorno presentavano una densità dell'osso corticale, un'area e uno spessore inferiori rispetto alle atlete con disponibilità energetica sufficiente.
Haines e collaboratori hanno riscontrato che i corridori maschi con EA inferiore a 38 kcal/kg FFM/giorno presentavano Z-score significativamente più bassi (-1,76±0,75) rispetto agli atleti con EA superiore a 38 kcal/kg FFM/giorno (-0,75±0,81), confermando il legame tra disponibilità energetica inadeguata e alterazioni dello stato osseo.
In una popolazione di atleti di resistenza amatoriali, Lane e collaboratori hanno identificato la LEA nel 61,7% degli atleti. Nonostante Z-score complessivamente positivi, è stata riscontrata una significativa correlazione inversa tra disponibilità energetica e BMD (r=-0,360; p=0,004), suggerendo che effetti subclinici della LEA sulla salute scheletrica possono verificarsi anche in popolazioni non d'élite con parametri ossei apparentemente normali.
Risultati basati su questionari confermano queste tendenze. Skorseth e collaboratori hanno riportato una prevalenza di comportamenti alimentari disturbati del 76,3% tra adolescenti corridrici di fondo, con il 42,1% che presentava uno Z-score inferiore a -1. Keay e collaboratori, utilizzando il questionario SEAQ-I, hanno identificato la LEA nel 28% dei ciclisti maschi agonisti: il 44% di questi atleti presentava anche Z-score del rachide lombare inferiore a -1,0 (p<0,001), con la disponibilità energetica emersa come determinante primaria della BMD in questa regione.
Kyte e collaboratori hanno confrontato corridrici d'élite con un gruppo di controllo: il rischio di LEA era presente nel 47% delle corridrici contro il 13% dei controlli. Le corridrici avevano Z-score totali significativamente più elevati (1,7 contro 0,9; p<0,001), ma i loro Z-score delle ossa degli arti inferiori erano più bassi, sebbene non significativamente. Ciò suggerisce che la riduzione della BMD può manifestarsi in regioni scheletriche specifiche a seconda dei pattern di carico tipici dello sport praticato.
Sport estetici
Le discipline estetiche sono associate a una prevalenza eccezionalmente alta di LEA, spesso con deficit gravi aggravati da esigenze rigorose sulla composizione corporea. Doyle-Lucas e collaboratori, in ballerine professioniste con LEA estremamente bassa (da 0,6 a 5,8 kcal/kg FFM), hanno riportato Z-score compresi tra 0,73 e -0,25. L'amenorrea era presente nel 50% delle partecipanti, mentre le restanti presentavano cicli irregolari od oligomenorroici. Lo screening psicologico ha evidenziato comportamenti alimentari restrittivi e problematici nelle ballerine con la più bassa disponibilità energetica. Nonostante Z-score relativamente elevati in alcuni individui, la disponibilità energetica era marcatamente inferiore nelle ballerine (3,75±2,2 kcal/kg FFM) rispetto al gruppo di controllo (41,1±4,6 kcal/kg FFM), il cui Z-score medio era 1,20±0,3. La presenza di RMR soppresso, amenorrea e oligomenorrea evidenzia indicatori clinici di RED-S, anche nei casi in cui la BMD rimane entro i range di riferimento normali.
Civil e collaboratori hanno riportato una disponibilità energetica media di 39,5±10,8 kcal/kg FFM in un campione di ballerine, con il 22% al di sotto della soglia critica di 30 kcal/kg FFM. Secondo il questionario LEAF-Q (cut-off ≥8), il 65% delle partecipanti era identificato come a rischio di LEA. Nonostante la disponibilità energetica media superasse la soglia clinica, la presenza di disturbi mestruali (25% di amenorrea secondaria, 15% di oligomenorrea) indica che anche un deficit energetico marginale può compromettere l'omeostasi ormonale e scheletrica in questa popolazione.
Smith e collaboratori, studiando cheerleader agoniste, hanno riscontrato livelli medi di EA estremamente bassi (12,48±8,01 kcal/kg FFM). Oltre la metà delle atlete (52,6%) riportava irregolarità mestruali e soddisfaceva i criteri per il rischio di disturbi alimentari, mentre il 14,2% presentava amenorrea confermata ormonalmente. In modo particolare, lo Z-score medio era 1,7±0,74, ben al di sopra dei valori normativi. Questa discrepanza suggerisce che gli Z-score possono risultare poco sensibili nel rilevare le conseguenze a breve e medio termine della LEA, oppure che in giovani atlete con un vantaggio genetico, una LEA transitoria potrebbe non compromettere immediatamente la densità ossea.
Ikegami e collaboratori, valutando atlete di atletica leggera e ginnastica, hanno riportato una disponibilità energetica media di 31,8±15,0 kcal/kg FFM, leggermente al di sopra della soglia LEA ma sostanzialmente inferiore in alcuni casi a causa dell'elevata variabilità. Gli Z-score riportati (corpo totale meno testa: 0,53±0,75; rachide lombare: 0,40±0,90) indicano una densità ossea subottimale nonostante la natura osteogenica di questi sport. Una storia di amenorrea nel 14,3% delle partecipanti evidenzia ancora una volta i potenziali effetti avversi a lungo termine della ridotta disponibilità energetica.
Sport di forza
Tra le discipline basate sulla forza, i risultati più rilevanti provengono da Mursu e collaboratori, che hanno esaminato atleti di sport fisici e allenamento di resistenza in palestra. La prevalenza di LEA variava dallo 0 al 26% a seconda del sottogruppo. I valori medi di disponibilità energetica oscillavano tra 35,3 e 41,3 kcal/kg FFM, costantemente al di sopra della soglia LEA, e tutti i sottogruppi mostravano Z-score entro il range di normalità. Nessuna osteopenia clinicamente significativa è stata osservata, il che può riflettere l'effetto protettivo dell'allenamento di resistenza attraverso l'aumento del carico meccanico sullo scheletro, un fattore noto per migliorare la resistenza ossea e potenzialmente compensare altri fattori di stress fisiologici.
Vardardottir e collaboratori, includendo atlete provenienti sia da sport di forza sia da sport a categorie di peso, hanno riscontrato che nel sottogruppo con la più bassa disponibilità energetica (23,3±5,5 kcal/kg FFM), gli Z-score rimanevano relativamente elevati (1,4±0,9), pur in presenza di segni clinici quali amenorrea, oligomenorrea e punteggi EDE-QS elevati indicativi di rischio di disturbi alimentari. Anche nel gruppo con la più bassa disponibilità energetica, gli Z-score non scendevano al di sotto dei limiti normali, supportando l'ipotesi che la relazione tra disponibilità energetica e densità ossea negli sport di forza possa essere attenuata o modulata dal carico meccanico cronico.
Sport di squadra
Nel contesto degli sport di squadra, Moss e collaboratori hanno fornito dati importanti da una coorte di calciatrici professioniste. La disponibilità energetica media era di 35±10 kcal/kg FFM, con il 23% delle atlete classificato a rischio di LEA secondo il questionario LEAF-Q. La disponibilità subottimale è stata osservata nel 62% delle giocatrici, mentre solo il 15% soddisfaceva i criteri per una disponibilità ottimale. Nonostante ciò, lo Z-score medio era notevolmente elevato: 2,4±0,9, con amenorrea riportata solo nell'8% delle partecipanti. Questa discrepanza tra alta prevalenza di sintomi di LEA e Z-score elevati può riflettere fattori compensatori come il carico scheletrico derivante dai movimenti sport-specifici, gli effetti adattativi dell'allenamento o la breve durata del deficit energetico.
Łuszczki e collaboratori hanno valutato 22 calciatrici riportando che il 64,7% risultava positivo al rischio di LEA tramite LEAF-Q. Sebbene solo il 6,06% delle partecipanti riferisse amenorrea corrente, fino al 24,24% l'aveva sperimentata in passato. Tuttavia, gli Z-score medi rimanevano favorevoli (1,15±0,85), allineandosi con altre ricerche che indicano che le calciatrici mantengono generalmente un profilo scheletrico robusto nonostante alcuni disturbi funzionali.
Uno studio particolarmente interessante è quello di Zabriskie e collaboratori, che hanno monitorato giocatrici universitarie di lacrosse attraverso diverse fasi della stagione. Nella fase iniziale, la disponibilità energetica era di 30,4±11,0 kcal/kg FFM con uno Z-score di 1,30±0,76. Con il progredire della stagione, la disponibilità energetica è diminuita (fino a 22,9±8,5 kcal/kg FFM nella fase III). Durante il post-stagione, la disponibilità è risalita leggermente a 28,9±9,2 kcal/kg FFM, mentre gli Z-score hanno raggiunto il massimo a 1,46±0,75, suggerendo una dinamica stagionale degli effetti della LEA sulla salute ossea.
In contrasto, Kalpana e collaboratori hanno esaminato atleti maschi praticanti il tradizionale sport Kho-Kho riscontrando una disponibilità energetica marcatamente bassa (14,62±5,21 kcal/kg FFM/giorno), associata a Z-score significativamente ridotti (-0,60±0,71; p<0,05). Questi risultati sono particolarmente rilevanti considerando il rischio spesso sottovalutato della LEA negli uomini.
Discussione
Sulla base degli studi esaminati, risulta evidente che sia la disponibilità energetica misurata oggettivamente sia le valutazioni basate su questionari sono fortemente associate a un rapporto RMR soppresso, supportandone la rilevanza clinica e pratica per l'identificazione precoce del deficit energetico negli atleti. Tuttavia, è necessario riconoscere alcune limitazioni: l'eterogeneità metodologica tra gli studi, comprese le differenze nel calcolo della disponibilità energetica rispetto allo screening tramite questionario, le diverse equazioni predittive per il RMR e le dimensioni campionarie inconsistenti, limita la generalizzabilità dei risultati.
Una delle sfide principali nella ricerca attuale è la variabilità tra le discipline sportive, che riflette non solo esigenze nutrizionali divergenti ma anche risposte fisiologiche distinte al deficit energetico. Gli atleti di forza, ad esempio, possono mantenere Z-score normali nonostante uno squilibrio energetico moderato grazie agli effetti osteoprotettivi dell'elevato carico meccanico, mentre gli atleti di sport estetici e di resistenza possono sperimentare una pronunciata disregolazione riproduttiva e scheletrica anche con deficit relativamente lievi. Analogamente, i risultati negli sport di squadra suggeriscono che un'alta prevalenza di LEA rilevata tramite questionario non corrisponde necessariamente a una compromissione della salute ossea.
Queste differenze inter-sportive sottolineano la necessità di una contestualizzazione metodologica: la validazione e la standardizzazione degli strumenti di valutazione RED-S devono tenere conto di fattori specifici per sport e popolazione. L'applicazione di un approccio universale — ad esempio un unico cut-off del LEAF-Q per tutte le discipline — senza considerare queste sfumature può produrre falsi positivi o falsi negativi.
È importante inoltre sottolineare che gli Z-score, pur essendo oggettivi e clinicamente validati, potrebbero non rilevare in modo affidabile la RED-S in tutti gli atleti, in particolare nelle fasi precoci o tra i soggetti più giovani. Analogamente, uno screening positivo per LEA tramite questionari come LEAF-Q, EA-FQ o RED-S CAT non implica necessariamente una compromissione scheletrica. Questo rafforza la conclusione che nessun singolo strumento è sufficiente isolatamente: è invece essenziale una combinazione di marcatori nutrizionali, ormonali, metabolici e scheletrici.
Conclusioni
La bassa disponibilità energetica influisce significativamente sulla funzione metabolica e sulla salute ossea degli atleti. Un RMR soppresso, in particolare con un rapporto RMR inferiore a 0,90, funge da marcatore precoce di deficit energetico e può precedere i segni clinici di RED-S. La LEA prolungata si associa a compromissione del metabolismo osseo attraverso alterazioni ormonali e aumento del riassorbimento osseo, con Z-score ridotti soprattutto negli atleti di resistenza e delle discipline estetiche, dove la disfunzione mestruale e i disturbi alimentari sono comuni.
Sebbene gli atleti di forza e di sport di squadra possano mostrare una densità ossea preservata nonostante la LEA — verosimilmente grazie al carico meccanico e alla minore durata del deficit — tale protezione non è universale. Le inconsistenze metodologiche nella valutazione di disponibilità energetica, RMR e BMD limitano la comparabilità tra gli studi e sottolineano la necessità di strumenti standardizzati e sport-specifici. L'identificazione e la prevenzione efficaci della RED-S richiedono un approccio multi-marcatore che combini indicatori metabolici, ormonali, scheletrici e comportamentali. La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sul monitoraggio longitudinale di disponibilità energetica, RMR e BMD, e sulla validazione degli strumenti di screening nelle diverse popolazioni atletiche.
Link all'articolo: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41511096/