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Rivoluzione a tavola: il confronto tra la piramide SINU 2025 e la proposta di Robert F. Kennedy Jr.

Il panorama delle raccomandazioni nutrizionali internazionali si arricchisce di un nuovo capitolo con la pubblicazione delle Dietary Guidelines for Americans 2025-2030, presentate dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e dalla segretaria all'Agricoltura Brooke L. Rollins. Questo documento rappresenta quello che viene definito "il più significativo reset della politica nutrizionale federale nella storia della nazione americana" e si pone in contrasto interessante con il modello SINU 2025 recentemente aggiornato in Italia, offrendo ai professionisti della nutrizione l'opportunità di analizzare due approcci contemporanei ma profondamente diversi alla promozione della salute attraverso l'alimentazione.

La piramide SINU 2025: fedeltà al modello mediterraneo

La piramide alimentare italiana aggiornata nel 2025 dalla Società Italiana di Nutrizione Umana mantiene la sua struttura tradizionale, ponendo alla base dell'alimentazione quotidiana frutta, verdura e olio d'oliva, elementi cardine della dieta mediterranea. Il modello prevede al livello intermedio cereali integrali e legumi come fonti primarie di carboidrati complessi e proteine vegetali, da consumare con regolarità. Le carni rosse e i dolci occupano il vertice della piramide, con l'indicazione esplicita che il loro consumo debba essere occasionale. Un elemento distintivo della revisione 2025 è l'esclusione totale dell'alcol dalla piramide, una scelta che riflette le più recenti evidenze scientifiche secondo cui non esisterebbero livelli di consumo alcolico considerabili sicuri per la salute.

Questo approccio si fonda su decenni di ricerca epidemiologica condotta sulle popolazioni mediterranee, che ha documentato l'associazione tra questo pattern alimentare e una ridotta incidenza di patologie cardiovascolari, metaboliche e oncologiche. L'enfasi rimane saldamente su un consumo abbondante di alimenti di origine vegetale, ricchi di fibre, vitamine, minerali e composti bioattivi protettivi.

Le linee guida americane 2025-2030: un nuovo equilibrio

Il documento presentato dall'amministrazione americana introduce una piramide che ridefinisce le priorità nutrizionali, pur mantenendo un approccio più equilibrato di quanto inizialmente riportato dai media. La nuova struttura colloca sullo stesso livello prioritario proteine, latticini, grassi sani, frutta e verdura, con i cereali integrali in una posizione inferiore ma comunque presente. Il messaggio centrale è sintetizzato nell'espressione "eat real food", mangiare cibo vero, con un'enfasi particolare sulla densità nutrizionale degli alimenti scelti.

Le raccomandazioni americane specificano un apporto proteico compreso tra 1,2 e 1,6 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno, significativamente superiore alle indicazioni tradizionali. Viene incoraggiato il consumo di proteine sia animali che vegetali, includendo uova, pollame, pesce, carne rossa, ma anche legumi, frutta secca, semi e soia. Un elemento caratterizzante è la raccomandazione di consumare latticini interi (full-fat) senza zuccheri aggiunti, considerati eccellente fonte non solo di proteine ma anche di grassi salutari, vitamine e minerali, con un obiettivo di tre porzioni giornaliere in una dieta da 2000 calorie.

Per quanto riguarda i grassi, le linee guida americane mantengono una posizione più cauta di quanto inizialmente interpretato: viene specificato che "in generale, il consumo di grassi saturi non dovrebbe superare il 10% delle calorie totali giornaliere", precisando che limitare significativamente gli alimenti ultra-processati aiuterà a raggiungere questo obiettivo. Il documento riconosce esplicitamente che "è necessaria ricerca di maggiore qualità per determinare quali tipi di grassi alimentari supportino meglio la salute a lungo termine". Vengono privilegiati oli ricchi di acidi grassi essenzialicome l'olio d'oliva, ma si menzionano anche burro e sego bovino come opzioni.

I carboidrati vengono significativamente de-enfatizzati rispetto alle precedenti raccomandazioni americane, ma non eliminati. Le linee guida suggeriscono 2-4 porzioni giornaliere di cereali integrali ricchi di fibre, con una forte raccomandazione a ridurre drasticamente i carboidrati raffinati e processati come pane bianco, cereali da colazione confezionati, tortillas di farina e crackers. Per verdura e frutta, le indicazioni prevedono rispettivamente tre e due porzioni giornaliere in una dieta da 2000 calorie, consumate preferibilmente nella loro forma integra, lavate accuratamente prima del consumo.

Il nemico comune: gli alimenti ultra-processati

Il punto di convergenza più significativo tra i due modelli risiede nella condanna senza appello degli alimenti ultra-processati. Le linee guida americane dedicano un'intera sezione a questo tema, raccomandando di evitare cibi confezionati, preparati o pronti che siano salati o dolci, come patatine, biscotti e caramelle con zuccheri e sodio aggiunti. Viene esplicitamente consigliato di limitare alimenti contenenti aromi artificiali, coloranti a base di petrolio, conservanti artificiali e dolcificanti non nutritivi a basso contenuto calorico.

Le linee guida americane sono particolarmente severe riguardo agli zuccheri aggiunti: viene dichiarato che "nessuna quantità di zuccheri aggiunti o dolcificanti non nutritivi è raccomandata o considerata parte di una dieta sana o nutriente", specificando che un pasto non dovrebbe contenere più di 10 grammi di zuccheri aggiunti. Per gli snack, vengono fornite indicazioni precise basate sui limiti stabiliti dalla FDA: ad esempio, gli snack a base di cereali non dovrebbero superare i 5 grammi di zuccheri aggiunti per porzione.

Particolare attenzione viene dedicata alle bevande zuccherate, con la raccomandazione esplicita di evitare bibite gassate, bevande alla frutta ed energy drink. Anche i succhi di frutta al 100% dovrebbero essere consumati in porzioni limitate o diluiti con acqua. Su questo aspetto, la convergenza con l'approccio SINU è totale, confermando come il grado di processamento industriale degli alimenti rappresenti un fattore di rischio indipendente per la salute, al di là della composizione nutrizionale specifica.

Il contesto dell'emergenza sanitaria americana

Le nuove linee guida si inseriscono in un contesto di vera e propria emergenza sanitaria pubblica negli Stati Uniti. Il documento sottolinea come quasi il 90% della spesa sanitaria americana sia destinata al trattamento di persone affette da malattie croniche, molte delle quali non rappresentano un destino genetico ma il risultato prevedibile della "Standard American Diet", una dieta che nel tempo è diventata dipendente da alimenti ultra-processati e associata a uno stile di vita sedentario.

Le conseguenze sono descritte in termini drammatici: oltre il 70% degli adulti americani è in sovrappeso o obeso, quasi un adolescente su tre tra i 12 e i 17 anni presenta prediabete, e le malattie croniche legate all'alimentazione stanno ora squalificando un numero crescente di giovani americani dal servizio militare, minando la prontezza nazionale. Il documento attribuisce questa crisi a "scelte politiche sbagliate, ricerca nutrizionale inadeguata e mancanza di coordinamento tra partner federali, statali, locali e privati", dichiarando che per decenni gli incentivi federali hanno promosso alimenti di bassa qualità e ultra-processati e l'intervento farmaceutico invece della prevenzione.

Popolazioni speciali e considerazioni specifiche

Entrambi i modelli riconoscono l'importanza di adattare le raccomandazioni a popolazioni specifiche e condizioni particolari. Le linee guida americane dedicano ampio spazio alle indicazioni per infanzia, adolescenza, gravidanza, allattamento, anziani e persone con malattie croniche.

Per l'infanzia, viene raccomandato l'allattamento esclusivo al seno per circa sei mesi, continuando poi per due anni o oltre. L'introduzione degli alimenti complementari dovrebbe avvenire intorno ai sei mesi, includendo precocemente anche alimenti potenzialmente allergizzanti come burro di arachidi, uova, crostacei e grano, con particolare attenzione ai bambini ad alto rischio di allergie. Durante il primo anno vengono raccomandati alimenti a elevata densità nutrizionale: carne, pollame, pesce, verdure e frutta, yogurt e formaggi interi, cereali integrali, legumi e alimenti contenenti frutta secca o semi in forma sicura. Gli zuccheri aggiunti dovrebbero essere evitati durante l'infanzia e la prima infanzia.

Per l'adolescenza, periodo di rapida crescita con aumentato fabbisogno di energia, proteine, calcio e ferro (specialmente per le ragazze a causa delle mestruazioni), viene sottolineata l'importanza del calcio e della vitamina D per raggiungere il picco di massa ossea. Gli adolescenti dovrebbero consumare alimenti densi di nutrienti come latticini, verdure a foglia verde e alimenti animali ricchi di ferro, limitando significativamente bevande zuccherate ed energy drink.

Le donne in gravidanza necessitano di particolare attenzione a ferro, folati e iodio, consumando alimenti diversificati tra cui carni ricche di ferro, verdure a foglia verde e legumi ricchi di folati, uova ricche di colina, latticini ricchi di calcio e pesce ricco di omega-3 a basso contenuto di mercurio. Le donne in allattamento hanno fabbisogni aumentati per supportare la produzione di latte e dovrebbero consumare fonti proteiche ricche di vitamina B12, pesce ricco di omega-3, legumi ricchi di folati e verdure ricche di vitamina A.

Per gli anziani, che necessitano di meno calorie ma di uguali o maggiori quantità di nutrienti chiave come proteine, vitamina B12, vitamina D e calcio, viene raccomandato di privilegiare alimenti a elevata densità nutrizionale: latticini, carni, pesce, uova, legumi e alimenti vegetali integrali. Quando l'assunzione alimentare o l'assorbimento sono insufficienti, potrebbero essere necessari alimenti fortificati o supplementi sotto supervisione medica.

Un aspetto innovativo delle linee guida americane riguarda gli individui con malattie croniche, per i quali viene specificato che "alcuni individui con determinate malattie croniche possono sperimentare miglioramenti quando seguono una dieta a ridotto contenuto di carboidrati", raccomandando di collaborare con un professionista sanitario per identificare l'approccio dietetico più appropriato.

Vegetariani, vegani e attenzione ai gap nutrizionali

Le linee guida americane dedicano particolare attenzione alle diete vegetariane e vegane, fornendo indicazioni precise per evitare carenze nutrizionali. Viene raccomandato di consumare una varietà di alimenti integrali, specialmente fonti proteiche come latticini, uova, legumi, frutta secca, semi, tofu o tempeh, limitando significativamente gli alimenti vegani o vegetariani ultra-processati che possono contenere grassi, zuccheri e sale aggiunti.

Il documento evidenzia come le diete vegetariane presentino spesso carenze di vitamine D ed E, colina e ferro, mentre le diete vegane mostrano carenze più ampie di vitamine A, D, E, B6 e B12, riboflavina, niacina, colina, calcio, ferro, magnesio, fosforo, potassio, zinco e proteine. Viene consigliato di monitorare periodicamente lo stato nutrizionale, specialmente per ferro, vitamina B12, vitamina D, calcio e iodio. Per evitare gap nutrizionali, le raccomandazioni includono supplementazione mirata, diversificazione delle fonti proteiche vegetali per l'equilibrio aminoacidico e tecniche di preparazione degli alimenti per migliorare la biodisponibilità dei minerali.

Microbioma intestinale e salute digestiva

Un elemento innovativo delle linee guida americane è l'inclusione di una sezione dedicata alla salute intestinale e al microbioma. Il documento spiega come l'intestino contenga trilioni di batteri e altri microrganismi che costituiscono il microbioma, e come una dieta sana supporti un microbioma ben equilibrato e una digestione sana. Viene specificato che gli alimenti ultra-processati possono interrompere questo equilibrio, mentre verdure, frutta, alimenti fermentati (come crauti, kimchi, kefir, miso) e alimenti ricchi di fibre supportano un microbioma diversificato, che può essere benefico per la salute.

Sodio, idratazione e alcol

Per quanto riguarda il sodio, le linee guida americane raccomandano per la popolazione generale dai 14 anni in su un consumo inferiore a 2300 mg al giorno, specificando che gli individui molto attivi potrebbero beneficiare di un aumentato apporto di sodio per compensare le perdite attraverso il sudore. Per i bambini, le raccomandazioni variano per età: meno di 1200 mg per 1-3 anni, meno di 1500 mg per 4-8 anni, meno di 1800 mg per 9-13 anni. Viene ribadito che gli alimenti ultra-processati ad alto contenuto di sodio dovrebbero essere evitati.

L'idratazione viene considerata un fattore chiave per la salute generale, con la raccomandazione di scegliere acqua (naturale o frizzante) e bevande non zuccherate. Riguardo all'alcol, le linee guida raccomandano di consumarne meno per una migliore salute generale, specificando che dovrebbero evitarlo completamente le donne in gravidanza, le persone in recupero da disturbi da uso di alcol o che non riescono a controllare la quantità consumata, e le persone che assumono farmaci o hanno condizioni mediche che possono interagire con l'alcol.

Due filosofie a confronto: convergenze e divergenze

L'analisi comparativa tra il modello SINU 2025 e le Dietary Guidelines americane 2025-2030 rivela differenze sostanziali nell'approccio alla promozione della salute attraverso l'alimentazione, pur mantenendo alcuni punti di convergenza fondamentali.

La principale divergenza riguarda il ruolo relativo dei macronutrienti: mentre il modello italiano mantiene un approccio tradizionale con abbondanza di carboidrati complessi da cereali integrali e legumi, il modello americano riduce significativamente l'enfasi sui cereali (2-4 porzioni contro le porzioni più abbondanti tradizionalmente raccomandate) e aumenta quella su proteine e grassi. L'apporto proteico raccomandato dalle linee guida americane (1,2-1,6 g/kg) è sensibilmente superiore agli standard tradizionali, riflettendo una crescente evidenza sul ruolo della proteina nella sazietà, nel mantenimento della massa muscolare e nel controllo metabolico.

Un altro elemento distintivo riguarda i latticini: mentre il modello SINU non enfatizza particolarmente questa categoria alimentare, le linee guida americane raccomandano esplicitamente tre porzioni giornaliere di latticini interi, riabilitando i grassi del latte che per decenni erano stati demonizzati. Questa scelta riflette l'evoluzione della ricerca scientifica sul rapporto tra grassi saturi derivanti da latticini e salute cardiovascolare, con studi recenti che suggeriscono come la matrice alimentare dei latticini, e non solo il contenuto di grassi saturi, influenzi gli effetti metabolici.

Riguardo ai grassi in generale, le linee guida americane mantengono comunque un limite del 10% per i grassi saturi, ma riconoscono esplicitamente che la ricerca sulla tipologia ottimale di grassi è ancora in evoluzione. Questa posizione più aperta contrasta con la nettezza delle raccomandazioni italiane, che privilegiano in modo inequivocabile l'olio d'oliva come fonte lipidica principale.

Le convergenze più significative riguardano la condanna degli alimenti ultra-processati, degli zuccheri aggiunti e delle bevande zuccherate. Su questi aspetti, entrambi i modelli sono assolutamente allineati nel riconoscere il ruolo deleterio del grado di lavorazione industriale degli alimenti, indipendentemente dalla loro composizione nutrizionale formale. Anche sulla necessità di privilegiare alimenti integrali, minimamente processati e a elevata densità nutrizionale, l'accordo è totale.

Un elemento interessante è che entrambi i modelli riconoscono implicitamente o esplicitamente l'importanza della personalizzazione: le linee guida americane lo fanno in modo diretto, suggerendo approcci diversi per persone con malattie croniche e raccomandando la consulenza professionale, mentre il modello SINU lo implica nella necessità di adattamento alle esigenze individuali da parte del professionista della nutrizione.

Alcune riflessioni…

Per i professionisti della nutrizione italiani, questo confronto offre spunti di riflessione importanti. Le linee guida americane rappresentano un tentativo di rispondere a un'emergenza sanitaria pubblica con dimensioni drammatiche, in un contesto dove l'obesità e le malattie metaboliche hanno raggiunto proporzioni epidemiche. La risposta proposta si basa su un aumento dell'apporto proteico, una riduzione dei carboidrati (specialmente quelli raffinati), una maggiore attenzione alla qualità degli alimenti piuttosto che solo alla loro composizione in macronutrienti, e una guerra totale agli ultra-processati.

Il modello italiano, invece, si ancora a una tradizione alimentare che ha dimostrato nel tempo la sua efficacia nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative, in un contesto dove l'incidenza di obesità e patologie metaboliche, pur in crescita, non ha ancora raggiunto i livelli americani. La dieta mediterranea rimane il gold standard epidemiologico, con evidenze solide sul suo ruolo protettivo.

Tuttavia, sarebbe riduttivo leggere queste differenze solo come opposizione tra modelli. Entrambi gli approcci condividono principi fondamentali: priorità alla qualità degli alimenti, condanna degli ultra-processati, enfasi sulla densità nutrizionale, importanza dell'adeguatezza dell'apporto proteico (anche se con target diversi), necessità di personalizzazione. Le differenze riguardano più l'enfasi relativa sui diversi gruppi alimentari che principi nutrizionali radicalmente diversi.

Per la pratica clinica, questo confronto suggerisce l'importanza di un approccio flessibile, basato sulle caratteristiche individuali del paziente. Alcuni soggetti, particolarmente quelli con resistenza insulinica, sindrome metabolica o diabete di tipo 2, potrebbero effettivamente beneficiare di un approccio più simile a quello proposto dalle linee guida americane, con maggiore enfasi su proteine e riduzione dei carboidrati. Altri, specialmente quelli con profilo metabolico favorevole, potrebbero continuare a beneficiare del pattern mediterraneo tradizionale.

L'elemento unificante rimane la necessità di allontanarsi dagli alimenti ultra-processati, privilegiare il consumo di alimenti integrali e minimamente trasformati, aumentare il consumo di verdura e frutta, assicurare un adeguato apporto proteico di qualità, e personalizzare l'approccio in base alle esigenze specifiche del singolo individuo. Il dibattito tra questi due modelli non dovrebbe essere vissuto come una contrapposizione ideologica, ma come un'opportunità per arricchire gli strumenti a disposizione del professionista della nutrizione, sempre mantenendo al centro il benessere del paziente e basando le scelte sulle migliori evidenze scientifiche disponibili.